Negli Stati Uniti, già abituati al lavoro al “remote working“ già da ben prima della pandemia, conoscono bene la figura del Chief Remote Work Officer (CRWO). Da noi è una di quelle professioni emergenti che stanno prendendo piede a seguito delle nuove abitudini lavorative instaurate dalla pandemia.
Ma cosa fa il Chief Remote Work Officer? E perché la tua azienda dovrebbe avere bisogno di questa figura C-level?
Cosa significa portare la neurodiversità in azienda?
Tipicamente si parla di autistici, Asperger, ADHD, dislessici: tutte persone che hanno capacità cognitive differenti, non necessariamente menomate. Nella storia ricordiamo che Mozart e Shakespeare soffrivano di disturbi dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD) o anche, Einstein era dislessico. In tempi più recenti, anche Steve Jobs (Apple) e Richard Branson (Virgin) hanno costruito imperi pur essendo dislessici.
Questo ci fa riflettere su come anche la neurodiversità, come qualsiasi tipo di altra diversità, etnica o di genere, possa rappresentare per l'azienda un valore aggiunto, piuttosto che un handicap. Introdurre la diversità, di qualsiasi tipo, nel proprio management consente di avvalersi di un’inesauribile fonte di “pensiero laterale”, utile a rivedere il proprio lavoro sotto una luce sempre nuova, innovativa e mai convenzionale.
La neurodiversità porta con sé talento.
Tendenzialmente chiunque abbia una qualsiasi forma di neurodiversità, se da una parte potrebbe sembrare in deficit (tipicamente nelle relazioni interpersonali o nello studio con metodi convenzionali), dall’altra sviluppa istintivamente talenti al di sopra della norma. I ADHD, ad esempio, hanno una grande facilità a gestire le situazioni di stress anche in presenza di numerosi input, e hanno una grande creatività. Gli autistici o Asperger, invece, hanno una maniacale attenzione al dettaglio, una memoria di ferro (ricordate tutti il film RainMan, vero?) e capacità visuo-spaziali al di sopra della norma. Infine chi soffre di dislessia o DSA, avendo uno stile di apprendimento molto visivo, sfrutta questa sua caratteristica per percepire informazioni visive in modo più rapido ed efficiente rispetto ai non dislessici (Geiger et al., 2008); questa capacità sembra rivelarsi vantaggiosa in professioni che richiedono il pensiero tridimensionale, come nei campi dell’astrofisica, della genetica e dell’ingegneria.
La sfida è creare team sempre più eterogenei, anche dal punto di vista dei neurotipi.
Se finora i team manageriali pensavano di dover affrontare la sfida del genere e dell’etnia, la rivoluzione che sta attraversando il mondo del lavoro è talmente profonda che dovremo prestissimo fare i conti con modalità, non solo di gestione del team, ma anche di riprogettazione della nostra attività, totalmente nuove.
S&you mette i suoi esperti a tua disposizione per affrontare nel modo migliore il cambiamento.
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