Il Report Training Industry Research 2019 svela che nel corso dello scorso anno le aziende hanno speso in totale 3,4 miliardi di dollari in programmi di sviluppo della leadership. Allo stesso tempo, un’altra recente ricerca – svolta da James Flynn, professore dell’Università di Otago – attesta che il QI medio della popolazione è aumentato di 30 punti rispetto al secolo scorso.

 

Questa crescita di leadership e di intelligenza si è tradotta quindi in una figura manageriale migliore rispetto al passato? A quanto pare no.  

 

Robert J. Sternberg, docente di Human Development alla Cornell University, parla di un significativo deficit di saggezza nel mondo. Se in effetti andiamo ad osservare le modalità di gestione di molte aziende, non si può che non essere d’accordo.

Rispetto agli anni ’90 la vita media delle aziende si è dimezzata e la disaffezione dei lavoratori nei confronti delle imprese è salita alle stelle. I motivi?

Tra CEO sempre più simili a guru e obiettivi a breve termine volti alla massimizzazione del profitto, sono venuti meno sia il concetto di “bene comune” che la facoltà di gestire con efficacia i trade-off.

 

Sebbene si pensi che sia il tempo a conferire saggezza, Sternberg suggerisce che fin dall’educazione si possa essere instradati a una wise leadership, smettendo di focalizzarsi solo su “cosa” pensare  e concentrandosi anche sul “come” pensare.

 

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