Secondo Roberto d’Incau, uno dei più famosi head hunter italiani specializzato nel mondo della moda, la cultura del bello è parte integrante del patrimonio genetico degli italiani. Inoltre, a favorire l’emergere dei “nostri” top manager nel panorama internazionale, concorre una formazione scolastica unica, che grazie allo studio del latino e del greco facilita lo sviluppo del pensiero laterale e di un approccio elastico.

Lo sanno bene aziende come Tiffany, Yves Saint Laurent, Dior, Stuart Weitzman ed Estée Lauder che hanno deciso di affidarsi alla gestione di top manager del Bel Paese. Alessandro Bogliolo, Francesca Bellettini, Fabrizio Freda, Daniela Riccardi, sono solo alcuni dei nomi dei connazionali che hanno varcato i confini per giungere alla guida delle più prestigiose aziende del lusso mondiale, portando in dote il savoir faire, lo human touch e il think out of the box tipici della loro origine tricolore.

In particolare Francesca Bellettini si è rivelata per Yves Saint Laurent una carta vincente, superando in uno anno la soglia dei mille milioni di ricavi e chiudendo il 2017 con oltre 1,5 miliardi di fatturato.

In definitiva - come tempo fa accennò Donatella Versace - i numeri sono soltanto la base di partenza. Creatività, istinto e passione sono la marcia in più che fa la differenza e ciò che rende così appetibili i manager italiani all’estero.

 

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